Consigli di sopravvivenza dal pianeta morente – parte II

Consigli di sopravvivenza dal pianeta morente – parte II

6 Luglio 2017 0 Di Francesca Satriani

Consiglio numero quattro: chiudere gli occhi, non basta a risolvere le situazioni

 

Consigli di sopravvivenzaE’ il consiglio celato nelle parole della moglie del dottore, in Cecità di José Saramago

Il mal bianco ha infettato gran parte della città. Il mal bianco che rende tutti ciechi. E la paura acceca chi ancora non è stato colpito, così il governo del paese stabilisce il regime di quarantena. I malati vengono rinchiusi in un vecchio manicomio, e lasciati a sé stessi. A malapena viene fornito loro del cibo. Tra loro c’è anche il dottore, l’oculista del paese che ha accertato i primi casi, fino a quando non si è ammalato anche lui. La moglie del dottore, invece, sembra immune. Ma quando le guardie vengono a prelevare il marito lei non ha nessuna intenzione di abbandonarlo, e per questo si finge cieca. Per restargli accanto.

Si fa rinchiudere nell’area di quarantena, tra persone disperate che hanno perso la vista e che pensano di non essere viste (a parte il marito, che sa che lei non si è ancora ammalata).

Lei è l’unica, che in segreto, ancora riesce a vederle.

Si deve trovare un rimedio a quest’orrore, non resisto, non posso continuare a fingere di non vedere,
[…]
Alcuni ti odieranno proprio per questo, non credere che la cecità ci abbia reso migliori,
Neppure ci ha reso peggiori,
Ma ci stiamo arrivando, pensa solo a cosa succede quando arriva il momento di distribuire il cibo,
Esattamente, uno che vedesse potrebbe incaricarsi della suddivisione dei generi alimentari fra tutti gli internati, farlo con equità, con criterio, cesserebbero le proteste, finirebbero queste dispute che mi fanno ammattire, tu non sai cosa sia vedere due ciechi che lottano,
Lottare è sempre stata, più o meno, una forma di cecità,
Qui è diverso,
Fai pure ciò che ti sembra meglio, ma non dimenticarti di quello che siamo, ciechi, semplicemente ciechi, senza retoriche né commiserazioni, il mondo caritatevole e pittoresco dei poveri ciechi è finito, adesso è il regno duro, crudele e implacabile dei ciechi.
Se tu potessi vedere cosa sono costretta a vedere io, desidereresti essere cieco

Mi sembra di vedere la scena. Ciechi che lottano, lottano per cause sollevate dalla loro cecità. Saramago è uno scrittore allegorico, non c’è che dire.
Saper ignorare è un’ arte. C’è da allenarsi a lungo, e con prove sempre più difficili da superare. Chi si impegna, senza disperare, alla fine si accorgerà di saperlo fare.consigli di sopravvivenza da un pianeta morente

Si alzerà un giorno e finalmente non vedrà più quello che non vuol vedere. E lotterà per difendere la sua cecità. E le battaglie diventeranno guerre…

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La moglie del dottore invece pensa di no. Perché far finta di niente può solo peggiorare le cose.
Lo prendo come un consiglio utile, per un’ umanità alla deriva.

Consiglio numero cinque: assicurarsi luce e calore, e non sprecare combustibile

Senza luce non c’è vita. Senza luce non puoi nemmeno leggerti un libro (nell’attesa della fine).
E’ ancora da La Strada che arriva il consiglio numero cinque: in un mondo devastato da un fall-out non meglio identificato, il padre, l’uomo, considera preziosa ogni goccia di combustibile che trova lungo il viaggio.

Che stupidi, disse. Dobbiamo tornare indietro. […] tornarono nella stazione di servizio.

Nell’officina prese il fusto di metallo, lo inclinò e tirò fuori tutti i flaconi d’olio da un litro. Poi si sedettero sul pavimento a svuotarli dei sedimenti uno per uno, e li lasciarono sgocciolare a testa in giù dentro una bacinella finché si ritrovarono con poco meno di mezzo litro d’olio per motori. […]

Olio da usare per quella maledetta lampada, che rischiarasse i lunghi crepuscoli lividi, le lunghe albe grigie. Così puoi leggermi una storia, disse il bambino. Non è vero papà?

Certo, disse lui. Certo che te la leggo.

Il consiglio è buono.
Se solo ce ne fosse bisogno, faremmo presto ad imparare… non è così?

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Consiglio numero sei: Far tacere il Teleschermo, lasciarsi salvare da un libro.

Non solo il bambino di McCarthy sa che un libro potrebbe apportare un bagliore di speranza alla serata, (la fredda, buia, mortifera serata). Anche Winston, il protagonista di 1984 trova nel libro un modo per evadere dall’ucronìa in cui il suo padre creatore, George Orwell lo ha voluto calare. Nella stanza lontano dal Teleschermo [Non lo dirò. Non dirò né Big Brother, né Grande Fratello, perché già so quali blasfemi parallelismi potrei provocare nelle giovani menti, e in tutti quelli che non sanno chi sia davvero. Lui. Ndr] si lascia affascinare dalle pagine del libro (proibito)

Winston smise di leggere per un momento. In qualche parte da remote lontananze, si sentì lo scoppio d’una bomba-razzo. La sensazione di piacere che proveniva dallo starsene soli, col libro proibito, in una stanza senza teleschermi, non era dileguata per questo.

 Non capita anche a voi?

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Chissà perché, poi…

 […] Il libro lo affascinava, o, per essere anche più esatti […] diceva esattamente quel che egli stesso avrebbe detto, se gli fosse stato possibile di mettere un po’ d’ordine nei suoi delusi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma infinitamente più potente, più sistematica e meno intimidita.

Capisco. Si può abbandonare un simile passaggio? No o forse… forse solo in certi casi.

[…] Stava riaprendo le pagina del libro al capitolo primo, allorché sentì il passo di Julia per le scale: si alzò e si fece sulla soglia per incontrarla. Essa lasciò cadere la sporta per terra e gli si gettò fra le braccia. Non si vedevano da più di una settimana.

Loro lo sanno: Winston, Julia, l’uomo e il bambino, la moglie del dottore, il dottore, Nelson, Sarah, Jack, Piggy… sanno che non importa in quale razza di deriva siano finiti. Quello che sanno, è che c’è solo un’altra cosa, insieme ai libri, che potrà tenerli in vita.

Ma non sarò io a dire cosa. Ditelo voi.

Consigli di sopravvivenza – parte I

 

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