Consigli di sopravvivenza dal pianeta morente – parte I

Consigli di sopravvivenza dal pianeta morente – parte I

27 Giugno 2017 0 Di Francesca Satriani

Cosa spinge lo scrittore a creare un mondo e farlo morire?
Esercizio intellettuale. Voyeurismo. Paura. Disanima di soluzioni immaginarie per concrete paure. Sono solo alcune delle ragioni possibili. E i personaggi? Sciagurati attori calati nelle realtà fatiscenti, create per gioco da una mente inquieta. E’ innegabile che, assistere ai loro tentativi di sopravvivenza, crei nel lettore (come me, come voi) quel sordido piacere guardone che crea rallentamenti al traffico. Anche quando l’incidente è sulla corsia opposta. Il gusto di assistere al disastro, seduti in poltrona. Nel nostro rifugio con vista.
Dal punto panoramico sull’abisso.

Perché quello che succede laggiù, per nostra fortuna, non capita qui.

Questo è quello che ho imparato da alcuni di loro, mentre li osservavo muoversi nei loro mondi in disgrazia. Magari torna utile anche a voi.

Consiglio numero uno – l’Acqua: assicurarsi che sia potabile. Assicurarsi che ce ne sia, anche per dopo.

spreco acqua

L’acqua del fiume toccava in certi punti un pericoloso livello zero, l’ossigeno diminuiva e i pesci morivano. L’acqua infetta continuava a essere usata per i servizi igienici e per cucinare, mentre i contadini utilizzavano per i campi pozzi artesiani dove l’acqua saliva contaminata dai fertilizzanti e i pesticidi provenienti dalle grandi aziende agricole.[…]

Ci troviamo nel romanzo di Alberto Riva, Sete, uscito nel 2011. Siamo a Bahia: terra bruciata e scorie chimiche dei pesticidi lungo il fiume São Francisco. Sarha Clarice, un’attivista e Matheus Braga, un giovane scienziato, si accorgono che qualcosa avvelena l’acqua. Qualcosa che sfigura i corpi, e fa ammalare la gente. L’acqua non è più potabile. Per dissetarsi bisogna mettersi in coda e aspettare la distribuzione gratuita di acqua potabile.

Impalato di fianco alla Passat melanzana, sotto un sole a trentasette gradi e con la camicia bianca appiccicata alla schiena dal sudore, Nelson assisteva alla distribuzione gratuita dell’acqua: le donne, i bambini e gli anziani in fila con i secchi.

emergenza acquaSarah, e la sua macchina fotografica, si addentrano nelle campagne, nei villaggi sulle rive del fiume e nei pressi della diga. E’ accompagnata da Nelson, il medico condotto, che si prende carico di prescrivere antibiotici, curare piaghe, fare il possibile per contrastare gli effetti del disastro ambientale che getta ombre sinistre su quella singolare moria di uomini e bestie.  Nel villaggio di Areia Branca, Nelson e Sarah ascoltano il racconto di un vecchio, forse il capo villaggio,

[…] «Erano tre Chevrolet. Sono arrivati con i tubi e li hanno infilati nel fiume. Hanno detto che la bonifica era già finita e che quei tubi servivano per verificare la qualità dell’acqua. Hanno detto che potevamo anche berla, l’acqua. Che era stata ripulita meglio di prima. Ma io non mi fidavo, e le capre non le ho lasciate tornare al fiume. Mica sono matto. Poi però l’acqua del pozzo scarseggiava e non potevamo bere cristiani e capre dallo stesso pozzo ancora per molto tempo»

Sete - Alberto Riva

 

Sarah prosegue con le sue indagini, e, con l’avanzare della trama, non è solo la sete di acqua a farsi sentire ma anche la sete di potere di una delle famiglie più ricche del paese, e di un uomo d’affari. E la loro spregiudicata lotta per il controllo del bene più prezioso dell’umanità.

Consiglio numero due – Viaggiare leggeri

lo stretto necessario

L’uomo protagonista di La Strada, di Cormac McCarthy, lo sa bene.

Lui spingeva il carrello e avevano entrambi uno zaino in spalla. Negli zaini c’erano le cose essenziali.

Se vi accorgete che il mondo sta per finire, auguratevi di saper distinguere il superfluo dal necessario. E non mi sento di aggiungere altro a questo consiglio.

Consiglio numero tre – La conoscenza che fa la differenza: saper accendere un fuoco

La differenza tra un cibo crudo e cibo cotto, tra una notte buia e una illuminata, tra un corpo freddo e un corpo vivo. Tra il buio della notte oceanica, e un richiamo di aiuto in lontananza.

Ralph e Jack si guardarono, mentre intorno a loro tutti tacevano.
Una vergognosa certezza prendeva corpo in loro, ed essi non sapevano come confessarla. Ralph parlò per primo, la faccia di porpora. «Vuoi…?» Si schiarì la gola e proseguì: «Vuoi accenderlo tu?»
Ora che l’assurdità della situazione era palese, anche Jack arrossì, e cominciò a mormorare confusamente: «Si strofinano due pezzi di legno. Si strofinano…»
Diede un’occhiata a Ralph, che buttò fuori l’ultima confessione d’incapacità. «C’è nessuno che ha dei fiammiferi?»
«Si fa un arco e si fa ruotare la freccia,» disse Ruggero. Si fregò le mani per dare una dimostrazione: «Psss. Psss.»
Sulla montagna si mosse un po’ d’aria, e con questa arrivò Piggy, in calzoncini e camicia, attento a districarsi dalla foresta. Il sole della sera risplendeva sui suoi occhiali. Sotto il braccio aveva la conchiglia. Ralph gli gridò: «Piggy! Hai dei fiammiferi?».

E’ tutta qui la differenza. Chi lo sa fare si salva.
il signore delle mosche William golding fuoco
Chi non lo sa fare (forse) no.
Oppure…

D’improvviso Jack puntò il dito verso di lui  «I suoi occhiali!… Vanno bene per accendere il fuoco!»
Piggy fu circondato prima che potesse indietreggiare. «No… Lasciatemi!»
[…] Ralph lo spinse da una parte e s’inginocchiò accanto al mucchio. «Toglietevi dalla luce.»
[…]mosse le lenti avanti e indietro, da una parte e dall’altra, finché l’immagine lucente del sole che calava si posò su un pezzo di legno marcio. Quasi subito s’alzò una sottile spirale di fumo che lo fece tossire. Jack s’inginocchiò anche lui e soffiò adagio facendo ingrossare il fumo: apparve una fiamma sottile.
La fiamma, dapprima quasi invisibile nella luce del sole, avviluppò un ramoscello, crebbe, prese colore, e raggiunse un ramo che scoppiò con un rumore secco. La fiamma balzò in alto e i ragazzi urlarono di gioia.
«I miei occhiali!» gridava Piggy. «Datemi gli occhiali!»

 …basterebbe portare un paio di occhiali sul naso…

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Ralph si staccò dal mucchio e mise gli occhiali nelle mani brancolanti di Piggy. S’udì ancora un mormorio di quest’ultimo: «Solo ombre, nient’altro. Non vedo quasi nemmeno la mia mano…»

Ma credo che Piggy, uno dei protagonisti del Signore delle Mosche, di William Golding, da cui sono tratti questi brani, non sia dello stesso avviso.

E ci sarebbe dell’altro, ma lo affronteremo nel prossimo articolo. Bisogna lasciar sedimentare  tanti consigli tutti insieme. Perché non si faccia confusione, che poi se qualcuno dà fuoco allo zaino e si beve gli occhiali non è cosa buona.
Se avrete pazienza lo scoprirete. Spero di vedervi presto.

Consigli di sopravvivenza – parte II

 

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