Per farla semplice (parte II), come una storia a Natale

Per farla semplice (parte II), come una storia a Natale

24 Dicembre 2017 0 Di Francesca Satriani

L’uso della lingua italiana sta subendo trasformazioni. È un processo fisiologico, correlato all’evolversi di abitudini e modi di vivere, ma la sensazione è che stiamo lasciando indietro parti importanti del nostro modo di comunicare. Perdiamo pezzi per strada. L’allarme arriva dalle scuole. Nella prima parte dell’articolo ho riportato la testimonianza di un professore delle medie. Ma anche negli atenei universitari le cose non cambiano: in questo articolo è un professore della facoltà di lettere ad offrirci un quadro della situazione. Ed è l’inquietante punto di vista di un addetto ai lavori.

Libri persi nella storia

leggere rende liberi

Libertà di leggere: era questo l’argomento con cui si è chiuso, tranciato di netto come una testa mozzata, il post precedente.

L’articolo su “La Stampa”, citato in chiusura, parla del rapporto inverso (e perverso) che esiste tra libera circolazione di libri e regimi di oppressione. Cita, a questo proposito, uno studio di Fernando Báez che parla della distruzione dei libri, dalle prime forme di scrittura fino ai giorni nostri. Il libro di Báez si chiama Storia universale della distruzione dei libri. Dalle tavolette sumere alla storia in Iraq, ed è uscito per Viella nel 2007.

Restif de la Bretonne (1734 – 1806) consigliava di vietare la lettura (e la scrittura) alle donne per limitare loro l’uso del pensiero, circoscrivendolo alle faccende di casa.

[Nientemeno… ndr]

I proprietari di schiavi temevano che i neri scoprissero, nei libri, idee rivoluzionarie che avrebbero minacciato il loro potere […] Nel 1981 in Cile venne proibito il Don Quijote dalla Giunta militare: Pinochet riteneva contenesse un’apologia della libertà individuale e un attacco contro la libertà costituita.”

Scrive Luigi Beccaria su La Stampa

Con l’acqua e col fuoco

Ma non serve andare troppo lontano: l’ultimo fuoco risale al 2003. A bruciare sono stati i libri della Biblioteca Nazionale di Baghdad: milioni di documenti di inestimabile valore, e l’identità culturale di un’intera nazione se ne è andata tra le fiamme. Un episodio che riporta alla mente un altro assedio a Baghdad, al tempo dei Mongoli, riportato alla storia attraverso le parole Ibn Khaldun, in uno studio di Lucien Xavier Polastron.

Libri al di là di ogni descrizione […] che formarono un ponte sul quale passarono i fanti e i cavalieri, e l’acqua del fiume divenne tutta nera a causa dell’inchiostro dei manoscritti

Non furono le fiamme in questo caso, ma l’acqua, e la furia scellerata dei discendenti di Gengis Khan, a perpetrare l’orrendo delitto sulle rive del fiume Tigri. Il libro di Polastron si chiama Libri al Rogo ed è uscito nel 2006 per Bonnard.

Ma non potevo recensire i migliori libri da mettere sotto l’albero?

Invece sono qui ad inaugurare l’inizio delle festività Natalizie tra i bagliori nefasti del fuoco, quando brucia carta e cultura.

Leggere rende liberi

Perché siamo alle solite: la disfatta dell’italiano ha a che fare con la scarsa abitudine a leggere; con la scarsa circolazione di libri, non per imposizione nel nostro caso, ma per scelta.

Un paese libero di leggere

Il rapporto AIE 2017 riferisce una percentuale molto bassa di lettori in Italia, che ha registrato anche quest’anno un calo preoccupante. Il confronto con i cugini lettori degli altri Paesi non è confortante e non è un segreto. Se ne parla in occasione di ogni fiera del libro, o quando si piange la chiusura dell’ennesima libreria in centro. In Italia la media di lettori è di 40,5%, mentre negli altri Paesi si va dal 62,2% della Spagna al 90% della Norvegia. Non sarebbe nemmeno necessario, qui da noi, prendersi il disturbo di distruggere libri: in Italia non si legge per scelta. Come dire che ci stiamo autocensurando.

Siamo finiti in una inquietante distopia: non c’è nemmeno bisogno del fuoco, per sabotare ciò che potrebbe liberare in noi, un modo di pensare creativo e rivoluzionario.

Mi sembra quasi di vederla questa realtà, ce l’ho davanti agli occhi, come un film in tre-d.

Una favola a Natale

Leggi qui Nella Scatola

La storia finisce qui, e, in questo caso non c’è un pulsante da cliccare per scoprire cosa deciderà di fare l’uomo.

Siamo a riga… va beh, lasciamo stare. E  proprio ora di salutarci, vi auguro un felice Natale e un anno nuovo pieno di belle letture, di scrittura prolifica, di segni, e di tracce lasciate dietro di voi.

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