Il romanzo distopico: l’altra metà della storia – II

Il romanzo distopico: l’altra metà della storia – II

26 Aprile 2017 1 Di Francesca Satriani

di Francesca Satriani

Distopia: origine e significato

parte I

Il termine distopia, attribuito a questo genere di romanzi, è stato fondato dal filosofo J.S.Mill nel 1868, in contrapposizione ad utopia. E’ necessario un excursus alla radice di questa parola. Utopia è il prodotto della fusione dei due termini di radice greca, outopia (ού=non; τόποσ=luogo) ed eutopia (εũ=buono; τόποσ=luogo) e definisce un luogo desiderabile, ma irraggiungibile.
Il romanzo distopico, al contrario, è quello vi porterà, arrancando per strade polverose, o sedati da un gas narcotico sull’autobus della gita, in un posto che è l’esatto contrario: un luogo orribile, e non molto lontano da qui.

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Le storie sono ambientate in un futuro che potrebbe realmente prodursi, nel caso in cui alcune condizioni presenti dovessero evolvere nel peggiore dei modi.

Il genere letterario distopico è il luogo in cui scrittori di ogni epoca hanno dato voce a critiche della società contemporanea. Molte delle loro opere sono in chiave satirica. Ed è il posto in cui le proiezioni apocalittiche sono espressione di preoccupazioni sociali, e un tentativo di esorcizzare l’incertezza verso il futuro.
Potremmo provare lo stesso piacere, leggendo uno di questi romanzi. Lo stesso che si prova a dare il giusto nome alla minaccia, indefinita e generica, per cui proviamo terrore, ma di cui ancora non distinguiamo i confini.
Sempre che l’anno sul nostro datario non sia proprio quello in cui è ambientato il romanzo. E guardandoci intorno non dovessimo constatare che in fondo… maledizione, quello che stiamo leggendo non è molto diverso dal quello che succede qui.

Profezie

Penso ai libri di H.G.Wells, di Julius Verne, e molti altri che come lui si sono dimostrati profetici nelle loro invenzioni letterarie (anticipando ad esempio di molti anni alcune invenzioni scientifiche a cui si è giunti dopo) Perché in fondo è così. Chi inventa storie è colui che trova risposte realistiche a domande che nessuno si è ancora posto. E forse questa non è altro che una forma di chiaroveggenza (se mai esistesse una facoltà di questo tipo).
Di seguito, qualche esempio:

https://www.wired.it/play/cultura/2014/06/10/24-libri-di-fantascienza-che-hanno-anticipato-il-futuro/

Fa venire i brividi anche a voi?

Caratteristiche del romanzo distopico

Per giungere alla Londra della provincia Pista Uno, governata dal Grande Fratello (1984, G.Orwell), o a Boulder in Colorado, insieme ai sopravvissuti al letale Capitain Trips (L’ombra dello scorpione, S.King) siamo dovuti passare per la città ideale di Platone (La repubblica, Platone, 390-360 a.C.), La nuova Atlantide di F.Bacon (1627), e, tra gli scritti più recenti L’isola, di A. Huxley (1962): esempi di letteratura utopica da cui  ha preso forma, differenziandosene (come è avvenuto per il lemma), il romanzo distopico.

L’utopia utilizza il concetto di Città Ideale come strumento per superare una condizione politica e sociale non accettabile. Nel romanzo utopico i protagonisti affrontano un viaggio e raggiungono una realtà inesplorata, costruita su una struttura sociale perfetta. Il superamento della situazione critica avverrà solo attraverso il viaggio, la scoperta di un non-luogo lontano e perfetto,  e l’imitazione di quel modello.

La distopia letteraria invece parte da premesse meno positive Ad esempio la storia si svolge nella stessa realtà in cui vive lo scrittore. Può succedere che lo scrittore, nell’attimo creativo, sia provvisto di chiaroveggenza. Può succedere che abbia visto quello che gli altri non riescon a vedere, quello che noi, poveri esseri trimensionali, abbiamo paura ad immaginare (Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…)
Ma lui, tornato dalla visione, ci racconterà quello che ha visto.
Così la storia prende forma.

Fonti
http://www.aracneeditrice.it/pdf/9788854883871.pdf
https://www.wired.it/play/cultura/2014/06/10/24-libri-di-fantascienza-che-hanno-anticipato-il-futuro/

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