Il romanzo distopico: l’altra metà della storia – I

Il romanzo distopico: l’altra metà della storia – I

26 Aprile 2017 2 Di Francesca Satriani

Impronte fossili nel fango secco. In un androne un cadavere ridotto a cuoio. Con una smorfia di scherno rivolta al giorno. Si strinse ancora di più al bambino. Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci.
Però certe cose uno se le dimentica, no?
Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.”
(Corman McCarthy, La strada, 2006)

Il resto lo troviamo scritto in un romanzo distopico.

 “L’uomo cammina con i piedi in terra e la testa in aria; e la storia di ciò che è accaduto sulla terra … è solo una metà della storia dell’uomo
(Lewis Mumford, Storia dell’utopia, Bologna 1968)

Dunque siete ad un bivio. Cosa fare adesso?

Proseguire (con i piedi per terra), o calarvi nell’altra metà della storia (con la testa per aria)?
E’ la domanda che dovreste porvi se avete in mano un libro di Orwell, Takami, Golding, Vonnegut, King, King-Bachman, Bradbury, Matheson, McCarthy (e molti altri), e avete serie intenzioni di aprirlo. Oltre a ricordare che le cose che vi entrano in testa poi ci restano sempre, perché è probabile che dopo aver girato l’ultima pagina, la realtà vi appaia diversa da come siete abituati a vederla.

A destra la strada è battuta e illuminata dal sole. E’ la strada tracciata dalla Storia, narrata negli Annales e arrivata fino a noi grazie agli storiografi. Se la vostra immaginazione si è presa la libertà di corredare il paesaggio di stormi di passerotti cinguettanti, il mio consiglio è di abbatterli senza ombra di indugio: è pur sempre della Storia dell’uomo che stiamo parlando, e c’è poco da cinguettare quando si parla degli avvenimenti con cui, attraverso i secoli, siamo arrivati fino a qui.
A sinistra la luce si è arresa alla nebbia e al groviglio fitto di spettrali, arboree vestigia. La visibilità è scarsa. Non sappiamo se il fondo è in terra battuta, o fango; se calpesteremo foglie morte o se le nostre suole affonderanno in un humus di organiche putrefazioni. Nemmeno con un notevole sforzo di fantasia possiamo immaginare quali creature potremmo incontrare, una volta entrati. Ma di una cosa siamo certi: non sarà una semplice passeggiata nel bosco.
Forse vorremo scappare ad un certo punto: lontano dalle creature che strisciano silenziose tra gli alberi, (venute a fiutare la nostra carne); lontano dalla macchina di una società ipotetica e parallela, (ma molto plausibile) prima di rimanere schiacciati tra le ruote dentate dei suoi spietati ingranaggi.

liberliberop - dune

La segnaletica è vecchia e scolorita, non offre molte indicazioni. A parte informarvi che più avanti (quando avrete chiuso il libro) le strade si ricongiungeranno.
Non posso dirvi altro, sebbene sia passata spesso da lì.
Tocca a voi adesso scegliere: avete ragioni sufficienti per intraprendere il viaggio? Chiedetevelo, e se vorrete raccontarmele vi ascolterò. C’è un apposito form, più in basso, nella pagina.
Mentre state pensando posso dirvi quali ragionamenti hanno portato me, molte volte in passato, ad imboccare il sentiero a sinistra. Gli stessi che  mi passano per la testa in questo momento, di fronte al bivio insieme a voi, con un libro in mano.
La Storia dell’uomo è cosparsa di abomini altrettanto mostruosi (alcuni peggiori) di quelli che potremmo incontrare laggiù, nella realtà parallela creata dallo scrittore. La stessa Storia, inoltre (non è certo un segreto) non è mai stata immune all’utilizzo dell’immaginazione, di cui si è servita per colmare lacune, o condiscendere a prospettive dell’io narrante (o meglio, dell’io reggente). E non lo è tutt’ora. Dunque non c’è alcuna garanzia che la strada di destra, illuminata dal sole, resti sul piano della realtà dei fatti per tutto il tragitto.

liberlibero - orson wells la guerra dei mondi - wellesdailynews

La stessa forza immaginifica, ha dato vita, per mano di alcuni scrittori, a mondi alternativi. Che possono sembrare distanti dal nostro ma che in realtà non lo sono affatto (ecco, forse è proprio su quelle righe che vi capiterà di sentire l’urlo): città futuriste in cui le macchine si ribellano all’uomo (R.U.R. di Karel Capec, Io Robot di Isaac Asimov), o in cui la vita di tutti è regolata da un regime di forte controllo, che schiaccia ogni forma di libertà individuale (1984, G.Orwell; Mondo Nuovo, A.Huxley. Ma anche film come Metropolis di Fritz Lang).
Lo scrittore del romanzo distopico, offre però almeno due occasioni al lettore che vorrà seguirlo: in quanto opera di fantasia offrirà, per prima cosa, l’occasione di una fuga dalla realtà (spesso sull’orlo di una crisi, al tempo in cui la scrive); e in secondo luogo offrirà un punto di vista critico dello stato politico e sociale da cui prende spunto, e di cui, nella distopia letteraria da lui creata, esaspera gli aspetti negativi, portandoli all’estrema conseguenza.

liberlibero - romanzo distopico 1984 1956

Da questo punto di vista, se parliamo di onestà di intenti, sarò sempre più propensa a percorrere la menzogna dello scrittore. E forse, se siete nati in questo secolo e in questa galassia e appartenete alla mia stessa specie, avrete provato anche voi, almeno una volta, il segreto, codardo piacere di rifugiarci in una storia di fantasia mentre, intorno a noi, il mondo reale va a rotoli.

continua…

fonti:
https://books.google.it/books/about/La_strada.html?id=1K4PbNfMxWEC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false
http://www.aracneeditrice.it/pdf/9788854883871.pdf
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