La Strada e quello che resta

La Strada e quello che resta

18 Maggio 2017 0 Di Francesca Satriani

La Strada
Cormac Mc Carthy
Prima edizione 2006
Giulio Einaudi Editore, 2007
pp. 218

Ce la caveremo, vero, papa?
Sì. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sì. Perché noi portiamo il fuoco.
(cit. La Strada, Cormac Mc Carthy)

Quello che resta

La Strada percorsa da questo giovane Prometeo è quella che lo porta verso sud, in compagnia di un padre che è l’unica cosa che gli rimane. Emigrano a sud come le rondini che non esistono più, per trovare un po’ di calore. Camminano attraverso un mondo di cenere, devastato dall’evento che ha sterminato la vita sulla terra.
Alcuni esemplari di uomini resistono, con l’ostinazione dei parassiti, e la ferocia dei superstiti.
Le giornate trascorrono senza lista di cose da fare. Solo una spunta da mettere sulla priorità assoluta per i pochi rimasti: restare vivi. L’uomo, protagonista, ne ha una in più: difendere il bambino dal freddo, e dai predoni che percorrono le strade. Il bambino è suo figlio, e l’unico motivo per cui rimane attaccato alla vita, in quel mondo a termine. E’ la sola prova che percorrere la strada abbia ancora un senso. Oppure, in base a come finirà la giornata, la conferma che non ne abbia affatto. Che non lo abbia mai avuto

Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia.
Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato.
(cit. La Strada, Cormac Mc Carthy)

La Strada - il film di John Hillcoat

Quello che manca

La lista di quello che manca, nella realtà tratteggiata dallo scrittore, invece è più lunga:
mancano gli alberi;
mancano gli animali;
la luce del giorno;
Cibo, acqua vestiti, combustibile;
Amore umano (cito a memoria);
Casa (intesa come la intendiamo noi);
Madri (intese come intendiamo noi);

Il giorno apre gli occhi a fatica, e richiude presto le cataratte. C’è un interrogativo che sentirete, come un’eco di fondo nel corso di tutta la strada percorsa,fino a pagina 218.

La Strada, il film di Hillcoat

 

Da che parte?

Qual è il senso? Se il padre guarda avanti, al futuro, non riesce a vedere cosa c’è oltre, dietro alla cortina perenne di cenere che scende dal cielo. E se si volta indietro quello che vede è il lavoro crudele dei ricordi, che vengono a trovarlo di notte, e lo costringono a ricordare come era il mondo, e la vita. E le persone. Prima di finire così. Alcuni si fermano. Un uomo smette di procedere, e si siede in mezzo alla strada e aspetta. Da lontano sembra un   mucchio di stracci.

Perchè proseguire, allora?
Perchè Il padre crede nel figlio. E il figlio crede nel fuoco, che trasportano.

…gli si sedette accanto abbracciandolo e scompigliandogli i capelli davanti al fuoco perché asciugassero. Tutto questo come un rituale antico. Così sia. Evoca le forme. Quando non ti resta nient’altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra.
(cit. La Strada, Cormac Mc Carthy)

 Il fuoco è questo: una forma evocata, l’antico rituale dell’amore tra un padre e un figlio. Una risorsa preziosa e aliena che sembra appartenere ad un altro mondo (appunto). Una forma di relazione umana, così rara per quelle vite naufraghe che, nonostante tutto, continua a resistere. E che potrebbe portare a risposte che nessuno vuole più ascoltare.

La strada - film di John Hillcoat

La scrittura

La scrittura del romanzo di McCarthy è essenziale, prosciugata di ogni elemento superfluo, come la realtà che descrive. Per questo crea scene potenti, immediate. Ho visto elementi del discorso scritto (ad esempio le virgolette del dialogo) cadere una dietro l’altra, con un effetto domino, come alberi secchi. Tra i cadaveri emergono brani di forte impatto e saggezza descrittiva

Ossa di uccelli marini. Lungo la linea di marea un fitto tappeto di alghe e milioni di lische di pesce a perdita d’occhio come un’isoclina di morte.
(cit. La Strada, Cormac Mc Carthy)

La narrazione è così striminzita da lasciar vedere la trama della stoffa e tutto quello che c’è sotto: grandi interrogativi esistenziali, sulla vita, sulla morte, sui Buoni e sui Cattivi. Metterli in relazione con la propria vita (di lettore) è un percorso agevole, quasi automatico. Una strada sgombra e sicura, al contrario di quella percorsa dai protagonisti.

Cormac McCarthy
Il padre, è il padre concettuale che ogni lettore conosce, a prescindere da quale sia la propria cultura di appartenenza, e quali siano le sue esperienze. L’uomo è colui che ama, colui che difende, colui che nutre. Una forma paterna che sfiora il concetto di padre trascendentale: quando il bambino chiede all’uomo se loro due sono i Buoni o i Cattivi, ad esempio.

Il linguaggio utilizzato nel romanzo di McCarthy è un compendio delle buone regole dello scrittore: scrivi quello che conosci; usa poco per dire molto.

Quello che Mc Carthy conosce, ad esempio, è il rapporto che c’è tra padre figlio. Lo spiega in un’ intervista condotta da Ophra Winfrey, forse l’unica che abbia mai concesso.
I dialoghi nel libro, racconta, sono spesso la trascrizione di reali conversazioni tra lui e suo figlio. E conosce lo sguardo e i pensieri di un padre, che, quando è avanti con l’età, non può fare a meno di rivolgere verso il mondo che lascerà suo figlio.

Quello che non conosce, invece, sono le donne (afferma nell’intervista). E questo è anche il motivo per cui se ne incontrano poche nei suoi libri.

Cormac McCarthy e i fratelli Cohen

Nel 1985 McCarthy è diventato famoso con Meridiano di sangue.
Nel 2005 è uscito Non è un paese per vecchi, di cui è famosa la trasposizione cinematografica dei fratelli Cohen

Con La Strada, Cormac McCarthy ha conseguito il premio Pulitzer nel 2007.

Cormac McCarthy - meridiano di sangue

Cormac McCarthy - non è un paese per vecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

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