Leggere è un atto rivoluzionario

Leggere è un atto rivoluzionario

22 Febbraio 2019 0 Di Francesca Satriani

La prossima volta che usciamo ti porto in biblioteca.

Potrebbe essere un genitore che lo dice a un figlio, o una ragazza o un ragazzo alla persona che ama, non importa.

Mi interessa che tu sappia, che tu possa trovare le parole più adatte per le esperienze che hai vissuto o che vivrai , e che tu sia libero di formare le tue idee anche se saranno diverse dalle mie. Mi interessa che tu sia libero di scegliere come vivere il tuo futuro.

Comunque il senso sarebbe questo.

Leggere per acquisire esperienza sociale

L’affermazione di sé stessi passa dalla conoscenza di quello che c’è stato prima di noi e dalla libertà di accesso alle molteplici visioni riguardo la cosa che più di tutti ci preme imparare: come vivere

Il confronto delle idee non avviene sui divanetti degli studi televisivi dove teste parlanti si urlano addosso i rispettivi (e parziali) punti di vista, al contrario nasce nel silenzio di una riga di testo in cui poter vivere da dentro l’idea di qualcuno, che non è me.

È un confronto interno che ha l’effetto di ampliare le personali (e ancora una volta parziali) prospettive. Uno studio condotto nel 2016 da Keith Oatley, docente di psicologia all’Università di Toronto e autore di diversi romanzi, testimonia che 

Sia la finzione che la coscienza quotidiana sono basate su simulazioni del mondo sociale; quindi, leggere un’opera di finzione può essere pensato come acquisire un pezzo di coscienza.

Ricreare biblioteche proibite: l’esempio della Biblioteca Nazionale Argentina

Avere il controllo sulle co(no)scienze di un’intera popolazione è considerato un efficace strumento per esercitare il potere. Non serve andare troppo nel passato per scoprire come le intenzioni oscurantiste dei regimi più oppressivi prendano come bersaglio proprio le biblioteche: Sarajevo e Baghdad sono esempi recenti, descritti nei saggi di Baez e Polastron (di cui parla questo articolo di qualche tempo fa).

Pochi anni fa, nel 2017, il governo Putin trovò incostituzionale la presenza di una biblioteca Ucraina a Mosca e ne stabilì la chiusura.
Alberto Manguel (autore di Vivere con i Libri, Einaudi) ne parla in un articolo apparso sull’ultimo numero di Robinson, mentre racconta la sua esperienza come direttore della Biblioteca Nazionale Argentina. Dice, citandone il fondatore Mariano Moreno:

Ove si pongano limiti al discorso intellettuale, sia lo spirito, sia la materia abbiano a patirne, e menzogna, angoscia, fanatismo e ottundimento diverranno stendardo delle nazioni…

L’atto di rivoluzione nei confronti di chi tenta di mettere a tacere quel discorso intellettuale di cui parla Moreno, attraverso la censura o la confisca di testi, si combatte superando le barriere di confine e offrendo, in qualunque parte del mondo sia possibile, spazi a quelle biblioteche proibite da regimi o distrutte da calamità naturali.

Un’intuizione che ha portato Manguel a ospitare, all’interno della Biblioteca Nazionale Argentina, quella biblioteca Ucraina messa a tacere dal governo russo.
Non solo: Manguel ha posto le basi per un altro progetto ambizioso.

La tecnologia può essere strumento nocivo all’intelligenza e alla profondità di pensiero, oppure diventare arma contro il fanatismo; è stato in questo spirito che la Biblioteca Nazionale Argentina ha proposto la creazione di una Biblioteca Nazionale Palestinese virtuale…

L’iniziativa, per vari problemi, non ha ancora visto la luce ma esiste, in attesa di essere realizzata.

Lettura e censura, libri bruciati

Libri e censura: non molto lontano da qui

E in Italia? È raro sentir parlare di libertà in materia di accesso alla lettura. È raro persino pensare che questo diritto sia messo in discussione, forse anche perché l’italiano medio legge raramente e predilige strumenti di informazione-formazione passivi, rispetto ai libri.

Eppure è di pochi mesi fa il caso della bibliotecaria di Todi, destituita per essersi rifiutata di segnalare all’assessore alla famiglia del proprio comune alcuni libri, tra le letture per l’infanzia, che raccontavano storie di famiglie omogenitoriali (due pinguini maschi che allevano un uovo, per esempio) o monogenitoriali. Libri che, nella volontà dell’amministrazione, avrebbero dovuto essere esclusi dal catalogo o quantomeno collocati in apposito comparto di letture a tematiche sensibli.

La bibliotecaria non si è sentita di farlo: nell’etica del proprio lavoro ha preferito continuare a catalogare i libri come si è sempre fatto, per età e generi narrativi, e per questo è stata rimossa dall’incarico.

Il tentativo oscurantista è stato condannato dalla Aib, l’Associazione Italiana Biblioteche, che si è schierato a favore della bibliotecaria, ma dovrebbe far pensare che è pericoloso dare per scontato la libertà di espressione di cui godiamo oggi nel nostro paese: il nostro libero pensiero dipende da quanto leggiamo e da quello che possiamo leggere.

E da quanto ci interessa farlo.

foto
Val Vesa

Fonti:
Manguel, Alberto“La biblioteca che scavalcò le frontiere”. Robinson n.115 (17 febbraio 2019), p 10-11
Trends in Cognitive Sciences
Repubblica.it


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