Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro

31 Ottobre 2017 0 Di Francesca Satriani

Titolo: Non Lasciarmi

Autore: Kazuo Ishiguro

Edizione: Einaudi Super ET 2007

Pagine: 291

(prima ed. 2005)

Kathy è al volante. Percorre una strada che passa in mezzo alle colline di una indefinita provincia inglese. Lancia di tanto in tanto lo sguardo fuori dal finestrino, si sofferma sulla forma di un edificio, un ordine di finestre, la forma di un campo (forse il campo da calcio, o quello da cricket). Sta cercando qualcosa che confermi le immagini del passato che tornano a trovarla, mentre guida circondata da una campagna, che Ishiguro non tratteggia mai troppo.

Resta un luogo di incerta definizione, offuscato dalla nebbia. Come i ricordi della protagonista.

Non lasciarmi Kazuo Ishiguro

La memoria è una strana libreria. La scelta di quali ricordi tenere a portata di mano sugli scaffali, e quali archiviare in cantina spesso prescinde dalla propria volontà.

Prendiamo il ragazzo che Kathy sta assistendo, ad esempio. Si vede che la sua è piena di pagine dell’orrore. Ma non è colpa sua, probabilmente non ha mai avuto altro da mettere sugli scaffali. Allora chiede a lei come sia stato crescere ad Hailsham, una Shangri-la nell’immaginario di quelli come loro. Vuole mettere uno dei ricordi di Kathy nella propria libreria prima di chiudere il suo ciclo.
Un ricordo rubato, è vero, ma non gli interessa.

Capiremo presto perché, mentre Kathy lo ha già capito dal momento in cui ha cominciato a raccontare.

Chi sono io?

Hailsham è un collegio. I ragazzi trascorrono le loro giornate studiando l’arte, la musica la poesia. C’è chi eccelle nello sport, chi viene preso in giro, come in qualsiasi altra scuola.
I ragazzi di Hailsham crescono insieme, come in un’unica grande famiglia, in cui i compagni sono fratelli, e i tutori sono surrogati materni. E la solitudine è merce rara.

Forse ognuno di noi a Hailsham nascondeva dei piccoli segreti come quello – minuscoli rifugi fatti di niente dove rimanere soli con le nostre paure e i nostri desideri.

Kathy avverte che c’è qualcosa che sembra sfuggire a tutti loro. I tutori a volte hanno comportamenti strani di fronte alle domande dei ragazzi, e avverte che la tensione tra ciò che va detto e ciò che si vorrebbe dire è spesso alta.

Kathy si chiede perché Madame abbia quell’espressione di ribrezzo mentre loro le corrono intorno. E si chiede anche dove sia (e a cosa serva) la famosa galleria in cui finiscono le loro opere più meritevoli.

Il lettore, dal canto suo, potrebbe chiedersi che fine abbiano fatto la Storia, la Geografia, le Scienze in una scuola come quella. Come può un’educazione prescindere da certe basi? Che individui tentano di crescere là dentro?

Perché, sotto sotto, una parte di noi rimase sempre così: timorosa del mondo intorno e – non importa quanto ci disprezzassimo per questo – incapaci di staccarci l’uno dall’altra.

Una generazione di ragazzi senza coscienza storica, con una blanda cognizione del mondo che li circonda cellule di un’identità collettiva che…
(ma stai a vedere che)
non hanno coraggio di affrontare la realtà svincolati dal gruppo,
(perdonerete certi parallelismi, ma)
il golem, di cui ognuno di loro costituisce ogni singola manciata di fango.
(sembra impossibile non pensare a certi fatti di cronaca)

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Gli avulsi

La domanda che percorre tutta la narrazione è: chi sono io? Non solo: cosa rende un corpo umano, un individuo?
L’estro artistico, poetico, figurativo, si pensa ad Hailsham.

La risposta non la troverete scritta apertamente nel libro di Ishiguro. Vi illuderete di averla raggiunta voi stessi, sebbene in realtà sia stato lui a portarvi fin là (forse è questa la vera forza in questa storia).
La risposta suonerebbe più o meno così, in un primo momento: un individuo, privato delle mappe spazio-temporali della realtà in cui è inserito, non saprebbe lungo quale strada dirigere la propria vita.
Per poi arrivare al significato più terribile che il romanzo sottintende: un individuo avulso dalla storia dei suoi simili  non avrà mai piena coscienza di ciò che è, e non sarà mai libero di scegliere.

Come Kathy e i suoi compagni.

La sua coscienza sarà terreno fertile per la nascita di falsi miti, falsi ideali. False speranze.

Tuttavia, ognuno di noi, più o meno intensamente, riteneva che quando si incontrava la persona […]* era possibile percepire qualcosa di ciò che si era veramente e, forse, intravedere qualcosa di ciò che la vita teneva in serbo per noi.

Lo stile

La scrittura di Ishiguro lascia molti angoli bui. Non mi sono sentita trascinare nel mondo di Kathy, Tom e Ruth. La narrazione, in cui l’ambientazione è appena abbozzata, lascia spazio ai lunghi, a volte tortuosi e circolari, ragionamenti dei protagonisti. Ho detestato l’immobilità di Kathy di fronte all’arroganza della volubile Ruth, e la progressiva rassegnazione di Tom di fronte a quasi tutto quello che riguarda la sua vita.

A volte Kathy pensa a quali sarebbero le conseguenze se agisse in una certa maniera, come potrebbero reagire Ruth e gli altri. Esamina a fondo le varie ipotesi e alla fine non fa niente di quello che aveva pensato.

E ha la tendenza a raccontare gli eventi, quelli che poi invece accadono, come se fosse sempre un passo avanti al lettore. Anticipa le svolte della storia, togliendo per certi versi il piacere della scoperta della trama.

Ma in fondo non è colpa sua. Per lei deve essere sempre andata così: procedere, sapendo già quale sarà il suo destino. Le vite di tutti loro non lasciano spazio alle sorprese.

Immagino che questo legittimi una narrazione di questo tipo, che Ishiguro mette in atto attraverso le parole di lei.

Cose preziose

Dunque, cosa rimane ai ragazzi di Hailsham? Nessuna speranza per un futuro migliore, nessun paradiso ad attenderli:

Avete costruito le vostre vite su quello che vi abbiamo dato. Non sareste quello che siete oggi se non vi avessimo protetto. Non vi sareste immersi nelle lezioni, non vi sareste persi nell’arte e nella scrittura. Cosa avreste fatto, se aveste saputo cosa attendeva ciascuno di voi? Ci avreste detto che era tutto inutile… e come avremmo potuto controbattere?

Come darle torto? Eppure qualcosa c’è stato, qualche debole scintilla. La consapevolezza che nonostante l’ineluttabile drammaticità dei loro destini, qualcosa abbia illuminato per alcuni momenti le loro vite:

Era davvero straordinario, il modo in cui gli anni sembravano annullarsi, e noi ci trovavamo così a nostro agio insieme.

L’amicizia, ad esempio.

Mi ero rivolta a Madame, ma sentivo […]* muoversi accanto a me, ed ero consapevole del tessuto dei suoi abiti, di ogni cosa che lo riguardava.

L’amore.

Kazuo Ishiguro Non lasciarmi

E tutto quello che resta tra i rami.

L’urlo

L’ho sentito? In realtà, no. Leggevo, e quello che sentivo era solo l’eco di un terrore ormai passato, già digerito. Lei/lui, il narratore, aveva già tratto le sue conclusioni.

Ma leggere questo breve romanzo di Ishiguro mi ha dato l’occasione di ragionare su quanto una libreria (mentale e fisica) possa differire dalla mia. Per finire insieme a voi, a parlare di realtà alienanti, di amore e amicizia, di Conoscenza, di Storia, e di scrittura.

Dunque non è stato inutile, come non lo è quasi mai.

Chiuderei con una frase di Claudio Magris, candidato al Nobel che Ishiguro ha poi vinto :

“Bisogna sempre rispettarli e proteggerli i libri, Anche quelli che non piacciono”
Claudio Magris.

*Perdonerete il taglio impietoso del testo, ma detesto le recensioni che svelano parti salienti della storia. Prendetela come una forma di rispetto verso i libri, e  di protezione della vostra curiosità.

 

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