On reading – Leggere parte 1: questione di rispetto

On reading – Leggere parte 1: questione di rispetto

16 Agosto 2017 0 Di Francesca Satriani

Ho rubato il titolo di un libro, per questo articolo.

On Reading (Leggere, nell’edizione italiana) è uscito nel 2016 per Mondadori.

Steve McCurry, La ragazza afgana - Leggere liberlibero L’autore, il famoso fotografo Steve McCurry  (La ragazza afghana è opera sua),ha scelto come oggetto la lettura, catturando con i suoi scatti diverse forme di questa azione, così intima e universale.

In ogni parte del mondo aprire un libro significa perdersi.

Leggere, Steve McCurry - Leggere liberliberoLeggere è anche il titolo della mostra a lui dedicata che sarà a Brescia fino al 3 settembre, al Museo di Santa Giulia. Gli scatti presentati, circa settanta, ritraggono immagini di persone in ogni parte del mondo, con in mano un libro e la testa altrove. Per strada, nei mercati, badando agli elefanti o tra le rovine dei bombardamenti, i soggetti hanno una caratteristica comune: essere lì, davanti all’obiettivo, ma non esserci affatto. Sono persi nel libro.

Succede a tutti, e succede ovunque.

Ci sono aspetti di questa azione che dividono i lettori. Si può leggere ed amare la lettura pur adottando comportamenti diversi, persino opposti, nei confronti del libro.

Nelle prossime righe troverai la mia personale visione. Potresti trovarti d’accordo con me su ogni punto (cinque in tutto), o pensare proprio il contrario. Comunque, finiremo tutti e due dentro un libro, ed il bello è proprio questo.

Ma c’è spazio a sufficienza sui muri di Piazza Grande, qui a Babilonia per dirmi come la vedi tu (nel riquadro dei commenti, in fondo alla pagina).

Leggere, Steve McCurry - Leggere liberlibero

Viaggi nel tempo

E’ possibile applicare standard alla lettura? Io voto per il no. Ognuno legge a modo suo, così come ognuno a modo suo parla, ride e cammina. Ma saper trattare la materia, con il giusto rispetto, potrebbe rendere i viaggio più agevole. Inizia a pagina uno e ti porterà agli antipodi di questo pianeta, o su rotte interstellari; sotto l’oceano o dritto tra le fauci del mostro.

E’ il potere delle storie.

Un libro è uno strumento di trasmissione del pensiero a distanza (questa è di Stephen King): una macchina del tempo fatta di parole. Qualcuno le ha scelte con cura, le ha messe al posto giusto una dopo l’altra, ha lucidato le parti cromate ed ha atteso l’esito del collaudo. Il libro che abbiamo in mano ha permesso all’idea di arrivare fino a noi, lettori di oggi.

Quando saremo sottoterra ad ingrassare le piante, l’idea sarà ancora lì, alla portata di tutti quelli che riusciranno a mettere in moto la magia.

E allora? Come farla partire?

Leggere liberliberoE’ ovvio che, se la macchina funzionerà o meno, molto dipende dal lavoro di chi l’ha costruita.

Ciò non toglie che al volante ci sia tu, ed io con te, caro lettore. Se il viaggio sarà un flop, dipenderà anche da noi.

Ma non basta aver imparato a fare la doppietta in salita sulla Cinquecento di tua nonna, per pilotare uno shuttle.

Punto 1: (Non) abbandonare libro a metà

Leggere, abbandonare un libro - liberlibero

Spesso gli scrittori danno consigli su come leggere. Daniel Pennac, in Come un romanzo (1992), ha stilato il famoso Decalogo del Lettore.

Formidabile Daniel Pennac, vulcanico, egregio narratore che ho apprezzato e divulgato (no comizi, solo semplici regali). A cui però chiedo una deroga all’articolo 3, il quale prevede che il lettore abbia:

il diritto di non finire il libro

E’ un suo diritto nessuno lo nega, e siamo tutti d’accordo.

Ma è anche un salvacondotto alla pigrizia intellettuale.

Non fraintendetemi: nella mia libreria ci sono tre o quattro cosette lasciate a frollare da tempo immemore ormai, su cui provo a tornare, come direbbe la pinguina dei Blues Brothers, pentita contrita e redenta. Ecco, è solo perché mi pungola la coscienza che ci riprovo. Per un po’ mi sono nascosta dietro l’articolo tre: diamine, è un mio diritto!

Però (appurato che, di base, non si tratta di libri scritti in maniera incompetente) è anche una forma di resa di fronte a quello che credo di non poter apprezzare. Qualcuno ha amato quell’argomento tanto da metterlo su carta, e crearci una storia. Per qualche motivo ha destato la mia curiosità e me lo sono portato a casa.

Ecco secondo l’articolo 3 posso anche calpestare quel germoglio di curiosità, tanto la storia non mi prende.

Secondo me invece va coltivato. Perché senza curiosità non ci sarebbe conoscenza.

Tempo fa un’indagine condotta da Goodreads (un social network dedicato alla lettura) sui suoi utenti, ha fatto emergere quali siano i libri più abbandonati, e per quale motivo.

Tra i titoli contemporanei c’è finito dentro Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson ad esempio. Il motivo? E’ scritto in maniera complessa. Troppo difficile.

Capisco, ma allora le cose stanno cosi: perché cercare di raggiungere la luna, se posso girare nel vialetto di casa sulla Cinquecento di mia nonna? Insomma chi si accontenta gode. So fare pure la doppietta, tiè.

Un altro libro finito nella lista è Il Seggio vacante di J.K.Rowling perché era il primo che non parlava di Harry Potter e dunque non all’altezza delle aspettative.

Dubito che nel libro della Rowling ci siano difetti di scrittura tali da costringere ad abbandonare la lettura.

L’errore, credo, sia invece nell’aprire un libro con in testa già l’idea di quello che ci si vorrebbe trovare.

A che serve?

Aprire un libro lasciando che le proprie aspettative ne influenzino la lettura, è come uscire di casa con l’idea di fare marcia indietro qualora il paesaggio dovesse cambiare. Tanto vale fare dieci giri in tangenziale.

Per non parlare dei classici: tralasciando l’Ulysse di James Joyce, che, concordo, possa mettere in difficoltà se non si è abbastanza pazzi, secondo l’indagine, uno dei titoli che la maggior parte dei lettori di Goodreads ha lasciato a metà è stato Il signore degli anelli.

Ma certo. Perché percorrere, un passo dietro l’altro, millequattrocento pagine (e un universo intero) insieme a Tolkien, se Peter Jackson ne ha girato un documentario niente male? Andiamo! Leggerlo tutto ci vuole un sacco, e potremmo persino scoprire passaggi che nel film non ci sono.

Meglio rimanere nell’ignoranza. Occhio non vede cuore non duole.

Dunque chiedo una deroga, Vostro Onore, all’art.3 del Decalogo del Lettore. E chiedo rispetto, per queste povere carte. Non perché sia ingiusto quello che prescrive, ma perché ritengo ingiusto che si faccia con sì tanta leggerezza.

Punto 2: Fare il patto (col diavolo)

Chi è il diavolo? Lo scrittore.

Cosa chiede? Che sospendiate per un attimo le obiezioni razionali: smettete di essere cinici, increduli, così attaccati alla terra da esserci finiti già sotto, per metà.

Cosa offre? L’opportunità di  viaggiare oltre la realtà.

Si chiama sospensione dell’incredulità, e se lo scrittore è bravo vi verrà naturale. Ma anche in questo caso, il lettore deve metterci del suo. E’ essenziale.

Se terrete fede al patto la magia funzionerà. Ma dovrete fidarvi dello sciamano e lasciarvi guidare.

Altrimenti chiudete tutto e mettete su TgCom, canale 51.

Per ora vi saluto.

To be continued…

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Mostra di Steve McCurry, On Reading, Brescia